Palpitazioni: possono dipendere dall’ansia?
Le palpitazioni sono la percezione del battito cardiaco come accelerato, forte, irregolare o improvviso.
Possono comparire durante periodi di stress, ansia, stanchezza o dopo stimolanti come caffeina e nicotina, ma possono anche essere legate ad alterazioni del ritmo cardiaco.
Per questo è importante non interpretarle automaticamente come “solo ansia”, soprattutto se sono ricorrenti, intense o associate ad altri sintomi.
Ansia e stress possono favorire la percezione del battito, ma una valutazione cardiologica può essere utile quando le palpitazioni sono frequenti, improvvise o difficili da spiegare.
Elementi che aiutano a orientarsi
Alcune caratteristiche possono aiutare a capire quando le palpitazioni meritano un approfondimento cardiologico.
Quando è utile fare controlli?
Una visita cardiologica può essere utile quando le palpitazioni sono ricorrenti, compaiono improvvisamente o si associano a battito irregolare.
Anche la presenza di dolore toracico, affanno, capogiri o svenimenti merita attenzione, perché può essere necessario escludere condizioni cardiologiche.
In base al quadro, il cardiologo può indicare esami come elettrocardiogramma ECG o Holter ECG.
Quali esami possono aiutare?
L’ECG registra l’attività elettrica del cuore in un momento preciso ed è spesso il primo esame di base.
L’Holter ECG, invece, permette di monitorare il ritmo per 24 ore o più, risultando utile quando le palpitazioni non compaiono durante la visita.
Questi esami aiutano il cardiologo a valutare se i sintomi siano compatibili con aritmie cardiache o con altre condizioni da approfondire.